“Uno dei miei primi ricordi, tra i più vivi della mia infanzia: io seduta sulla seggiolina di paglia dalle gambe di legno arancione, a svolgere riavvolgere gomitoli di filo in infinite catenelle, una dopo l’altra, una prima dell’altra, innumerevoli minuscoli nodini di cotone luccicanti, a riempire a crescere le mie piccole mani.
Mia nonna, lei mi ha insegnato: l’uncinetto afferra il filo, entra nell’asola, ne esce, lo riafferra nuovamente, riavvolge, riesce...
Il filo scorre tra le dita svelto, segna il passo ai miei pensieri, bambina silenziosa io accanto a mia nonna, ad ascoltar storie della sua giovinezza.
Un pomeriggio dopo l’altro, un gomitolo dopo l’altro, una storia dopo l'altra…”.

In questi mesi di laboratorio abbiamo riaperto i vecchi bauli, tirato fuori dai cassetti dell’armadio capi riposti da tempo, regalati, realizzati per noi, ereditati… sono emersi tanti ricordi. Abbiamo raccontato storie, rievocato affetti, condiviso emozioni.

 

Il centrino di nonna Mariuccia

            L'arredamento presente nelle nostre abitazioni è un importante ausilio per contenere tutti gli oggetti utili per la casa.  Opportunamente risposti però, sembra che essi trovino un sicuro nascondiglio.   A volte, infatti, andando alla ricerca di una tovaglia, di un centrino, sotto sotto, sommerso da ciò che utilizziamo più spesso, compaiono inaspettatamente cose che addirittura ci eravamo dimenticati della loro esistenza.

            Questo è accaduto proprio l'altro giorno quando cercando un centrotavola, ho voluto fare una revisione di ciò che era presente nel cassetto a loro dedicato.  

E' stato come fare un tuffo nel passato.   I ricordi sono cominciati ad affiorare.   Ognuna di queste tovagliette mi evocava un particolare legame con un luogo o con una persona.   Ma il sentimento più dolce, più tenero l'ho provato quando in fondo al cassetto ho trovato i centrini della nonna Maria detta "Mariuccia".

            La nonna Mariuccia era la mamma di mia madre. Ha sempre vissuto nella campagna ferrarese, in un paese chiamato Copparo. La nonna ha avuto 10 figli nell'arco di 30 anni e mia madre è stata l'ultima nata, nel 1934, dopo una serie di figli maschi.   La nonna Mariuccia è morta a 95 anni nel 1983 qualche mese dopo la nascita di Rossella.

            In realtà, la nonna nella mia vita l'ho vista molto poco, due o tre volte l'anno per qualche giorno, ma questo non ha assolutamente affievolito il legame che ci univa.

            La nonna Mariuccia era una vecchietta d'aspetto minuto, ma energica e decisa, tanto simpatica che con le sue battute faceva ridere tutti.   Amava leggere, lavorare a maglia e andare in bicicletta.   La sera quando ci accomodavamo nel suo grande lettone, lei mi offriva una caramella, mi faceva accoccolare vicino a lei e poi cominciava a raccontare delle storie fino a che non scivolavo nel mondo di Orfeo.

            E' stata lei che mi ha insegnato a lavorare a l'uncinetto, cosa che mia madre non è capace di fare.   Ricordo quella sera, quando arrivò a Bologna, io avevo 7 anni, dopo cena, propose di insegnarmi la tecnica del lavoro a l'uncinetto.   Ancora oggi, io e mia madre, ricordiamo quell'episodio e ci ridiamo su.   Lei con pochi comandi precisi e detti in dialetto mi insegnò gli elementi base dell'uncinetto, che ancora oggi fanno parte del mio bagaglio di conoscenze.

            Questi centrini semplici, per me rappresentano un ricordo importante.   Infatti la nonna Mariuccia per esprimere la sua vicinanza a tutti noi, con l'intento di lasciare un piccolo segno in suo ricordo, confezionò 3 centrini per ciascuno dei propri figli e dei propri nipoti.   Facendo un calcolo approssimativo, ne ha dovuti eseguire circa una settantina che ha fatto recapitare a ciascuno di noi in un bel pacchettino con fiocchetto.

            Per questo ricordo così semplice, ma prezioso, con un abbraccio virtuale mi stringo forte a lei.   Grazie nonna Mariuccia, ti voglio bene.

- Mara -

mara

 

Una coperta in fondo al baule mi riporta ad un'estate: io bambina mi divertivo con tuffi e castelli di sabbia e lei, mia mamma, seduta riparata dall'ombrellone.

Uno sguardo era verso di me ed uno nel suo uncinetto e filo di cotone.

Il suo sogno si sarebbe avverato: nel mio letto da sposa ci sarebbe stata la sua creazione.

- Manuela -

Manu

 

Tra i tanti ricordi, uno in particolare conservo con piacere e tenerezza, legato a nonna Lucia. Aveva il naso sempre freddo e spesso la prendevo in giro per questo. Una volta - così, per gioco - le feci uno “scaldanaso”, una sorta di cappuccetto realizzato con una lana rosa pallido, con un cordoncino di catenelle da annodare dietro la testa. Ricordo ancora le nostre risate… Non so che fine abbia fatto, sono passati tanti anni. Delle sue cose ho ancora una borsetta all’uncinetto realizzata da lei, in cotone, che portava con sé quando andava a Messa, con dentro il rosario, un fazzoletto per la testa e un flaconcino di plastica con la sua essenza preferita, la “violetta di Parma”. Quella piccola borsa, sbiadita dal tempo, la conservo in una scatola tra le cose più preziose. Ha ancora il suo profumo.

- Anna -

Anna

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