Da sempre le donne hanno trovato modi per mantenere vivo il legame antico e prezioso che le unisce, hanno creato spazi per incontrarsi e raccontarsi, ridere insieme, offrire sostegno nel momento del bisogno, scambiarsi confidenze e condividere sogni...o anche per “spettegolare”. E tornare alla loro vita forse più leggere.

Un tempo ritagliato dalle tante faccende per stare insieme – accanto al fuoco o davanti la porta di casa nei pomeriggi d’estate – e nel frattempo cucire, ricamare, lavorare berretti o bordi di pizzo. Conoscevano la nobile arte del riciclo e del risparmio, sapevano trasformare abiti, che grazie ad abili sforbiciate potevano continuare la loro vita in un'altra forma, o rammendare strappi per far durare una tovaglia non troppo malconcia “ancora per un po'”, insegnando alle più giovani e scambiando idee, schemi e avanzi di stoffa, insieme a ricette di cucina. Partecipavano alla vita della comunità preparando corredini per accogliere i nuovi nati e ricamando paramenti sacri, alimentando relazioni che rafforzavano il senso di appartenenza.
Ci sono cresciuta, in mezzo a queste donne operose. Loro, le vecchie donne della mia famiglia, hanno preparato per me il corredo con le cifre ricamate. Ora non si usa più.

post creatività

Il mio apprendistato è iniziato da piccola, ho imparato l’uncinetto da mia nonna, il lavoro a maglia da mia madre e poi, a trent’anni, ho frequentato un corso di taglio e cucito. Ora non si usa più, dicevo, con l’emancipazione della donna i “lavori femminili” hanno perso la loro importanza, considerati non più una risorsa ma passatempi “da vecchiette”.

In questi ultimi anni tuttavia sta tornando la voglia di riprendere in mano ago e filo, ferri e gomitoli. È distensivo tricottare un maglione, la ritengo una pratica meditativa, alleggerisce la mente. È divertente acquistare per pochi spiccioli una stoffa particolare e cucire una semplice gonna, dà soddisfazione. E un regalo “handmade” – anche piccolo – è sempre apprezzato, racconta del tempo dedicato a chi si vuol bene.
Qualche anno fa è nata in America la moda dei “Knit Cafè”, gruppi di persone – uomini e donne – che si riuniscono, generalmente in una caffetteria, a far quello che le donne hanno sempre fatto: chiacchierare mentre si lavora a maglia o all’uncinetto. Viene considerata una pratica rilassante e una piacevole evasione dai ritmi frenetici del vivere quotidiano.
Qualunque sia la tecnica usata, esprimere la propria energia creativa è una necessità, che lo si faccia da sole o insieme ad altre persone, che si tratti di découpage o punto croce, di scrivere poesie, disegnare, realizzare una sciarpa o modellare la ceramica.

Da tempo accarezziamo l’idea di un “Cerchio Creativo”, uno spazio dove incontrarsi per coltivare le proprie passioni ed esprimere la propria creatività manualmente. Un tempo per “stare insieme” che, soprattutto in questo momento difficile che tutti stiamo vivendo, può diventare un’occasione per, semplicemente, “star bene”.

Anna Di Ianni

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